Quali sono i corsi da seguire nel 2026 per la formazione dei Manager
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Quali sono i corsi da seguire nel 2026 per la formazione dei Manager

Nel 2026 essere Manager significa muoversi dentro sistemi complessi, instabili e interconnessi, dove ogni decisione ha effetti che si propagano su fronti molto diversi tra loro: persone, processi, tecnologia, performance, clima interno, sostenibilità. 

Le organizzazioni non sono più strutture lineari, ma ecosistemi delicati, in cui basta la rottura di un solo equilibrio per compromettere l’intero sistema. Il ruolo manageriale, dunque, non può più basarsi solo su competenze tecniche, esperienza operativa o seniority professionale.

Oggi si richiede una visione molto più ampia: capacità organizzative avanzate, competenze relazionali, sensibilità psicologica, consapevolezza etica e una solida alfabetizzazione digitale. Il Manager moderno non è più soltanto colui che prende decisioni, ma facilita processi, regola le complessità, è un punto di equilibrio tra obiettivi aziendali e benessere delle persone. Per questo la formazione non può essere episodica, ma deve diventare continua, personalizzata e integrata.

Tenersi aggiornati sui temi caldi del mercato del lavoro, dalla trasformazione digitale ai nuovi modelli organizzativi, fino alla gestione delle persone e delle dinamiche interne, è quanto mai imperativo. Investire nella formazione dei Manager oggi significa costruire leadership più solide, organizzazioni più resilienti e contesti di lavoro più sani, capaci di crescere nel tempo senza perdere equilibrio.

Come è evoluta la figura del Leader?

La figura del Leader è profondamente cambiata negli ultimi decenni. Nel passato, le organizzazioni erano strutture più rigide e gerarchiche, dove la leadership era spesso associata al comando, al controllo e alla capacità di prendere decisioni in modo autoritario. Il leader veniva valutato soprattutto sulla base della sua abilità tecnica o della sua esperienza, con l’idea che “sapere di più” significasse automaticamente “guidare meglio”. In questo modello, l’organizzazione ruotava attorno alla catena di comando, la distanza tra chi dirige e chi esegue era spesso netta, e la dimensione umana del lavoro veniva considerata secondaria rispetto all’efficienza operativa.

Oggi, invece, la leadership è sempre più vista come un processo relazionale e consapevole, in cui la capacità di motivare, ascoltare e creare contesti di crescita è tanto importante quanto la competenza tecnica. 

Nasce una forma di leadership consapevole in cui il Manager non è solo colui che decide, ma colui che facilita le condizioni perché gli altri possano esprimere il proprio potenziale. Il concetto si avvicina a quello di leadership coaching, dove il Leader agisce come guida, coach e mentor, supportando le persone nel loro percorso di sviluppo piuttosto che dettare istruzioni generiche.

Questa evoluzione è strettamente legata alla crescente attenzione verso l’equilibrio tra vita privata e lavoro, la promozione di ambienti di lavoro inclusivi e il benessere organizzativo: non si tratta più solo di raggiungere obiettivi quantitativi, ma anche di costruire culture aziendali che valorizzino diversità, rispetto e coesione. 

Un Leader moderno deve quindi saper bilanciare performance e cura delle persone, perché organizzazioni sostenibili nascono da relazioni autentiche, fiducia reciproca e responsabilità condivisa.

Le competenze fondamentali per la formazione dei Manager

Negli ultimi anni, le capacità richieste ai Manager non sono più confinabili alle sole abilità organizzative tradizionali: servono competenze tecniche e digitali avanzate per guidare squadre e progetti in un mondo sempre più connesso e competitivo. Il catalogo The Loft di Howay nasce proprio per rispondere a tutte queste esigenze, grazie alle sue macro aree formative, studiate per fornire aggiornamenti attuali e volti al futuro.

Al suo interno, infatti, troviamo:

  • Corsi di Project Governance - Percorso avanzato per strutturare governance, PMO, controllo costi e processi, trasformando la progettualità in valore strategico per l’azienda.
  • AI Mindset - Area dedicata a comprendere trend tecnologici, impatti dell’AI, modelli strategici e opportunità per guidare innovazione e competitività.
  • Next Management - Sviluppa consapevolezza manageriale, capacità decisionali e mindset imprenditoriale per guidare team e innovazione con lucidità e impatto.
  • Augmented Leadership - Integra soft skill, empatia e pensiero critico con strumenti AI per potenziare comunicazione, decisioni e autorevolezza del leader moderno.

Il Business English è un’altra competenza diventata imprescindibile. Un Manager oggi deve poter comunicare con partner internazionali, negoziare contratti, dirigere meeting e scrivere documenti strategici in inglese fluente. La padronanza di questa lingua consente non solo di espandere le opportunità di business, ma anche di migliorare la propria credibilità professionale in un mercato globalizzato, dove lo scambio di informazioni attraversa continuamente confini culturali e linguistici.

A tutto ciò, si affiancano le competenze digitali per Manager. Secondo uno studio pubblicato su Rework, la digital literacy, ovvero la capacità di comprendere, usare e integrare tecnologie digitali nei processi lavorativi, è tra le skill più richieste e contribuisce in modo significativo all’innovazione e alla competitività aziendale. Organizzazioni con forza lavoro digitale performante mostrano livelli superiori di produttività e adattabilità alle dinamiche del mercato.

Infine, non bisogna trascurare l’utilizzo di strumenti di produttività avanzata, come Microsoft Project, capacità di analisi dei dati e gestione finanziaria attraverso software dedicati, che rientrano pienamente nei percorsi Howay come fondamenti per un Manager moderno. Questo mix di linguaggio internazionale, digital know-how e strumenti pratici rappresenta oggi una necessità per chi gestisce il personale e guida interi team di lavoro.

Digitalizzazione e gestione del personale: gli aspetti etici

Nel 2026, parlare di competenze manageriali senza affrontare il tema della digitalizzazione sarebbe semplicemente irrealistico. L’Intelligenza Artificiale nel lavoro è ormai una presenza strutturale nei processi aziendali, nella gestione dei dati, nelle decisioni strategiche e persino nelle dinamiche organizzative, come dimostra il crescente dibattito su IA e Risorse Umane, di cui abbiamo già parlato in precedenza. 

Ma insieme alle opportunità emergono anche questioni delicate: sicurezza informatica in azienda, protezione dei dati, affidabilità degli algoritmi, responsabilità delle decisioni automatizzate. L’IA non è da considerare un mero strumento tecnologico, in quanto sta diventando una scelta culturale e manageriale, che richiede consapevolezza, competenza e visione etica, senza abbandonare mai del tutto il lato umano dell’esperienza lavorativa.

Ed è proprio a questo punto che parliamo della parte più profonda della pratica manageriale. Se per decenni il luogo di lavoro è stato uno spazio competitivo, spesso selettivo e spietato (una corsa ai vertici che lasciava indietro persone fragili, minoranze e intere categorie penalizzate da pregiudizi strutturali) oggi questo modello non è più sostenibile. Inclusività ed equità diventano criteri di qualità organizzativa. Il ruolo del Manager moderno è anche quello di garantire il rispetto del valore di ogni individuo, valorizzare le competenze reali di ciascun membro del team, creare spazi di ascolto autentico e favorire la circolazione delle idee.

Gestire la complessità significa saper integrare tecnologia ed etica, innovazione e responsabilità, performance e umanità. Significa saper governare i conflitti, favorire il confronto, costruire ambienti in cui il dibattito non sia una minaccia ma una risorsa, e dove la crescita non sia mai a scapito di qualcuno, ma sempre a beneficio di tutti. 

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