
Al giorno d’oggi si parla sempre più spesso di soft skills, intese come competenze trasversali in grado di arricchire il profilo di qualsiasi professionista, dal magazziniere fino all’HR Manager che opera all’interno di grandi realtà internazionali.
Proprio perché non si tratta di abilità tecniche in senso stretto, sono ancora in molti a sottovalutarle, a non sapere con precisione quali siano o, peggio, a considerarle del tutto irrilevanti ai fini di una buona pratica lavorativa. In realtà, un numero crescente di studi sta dimostrando quanto le soft skills giochino un ruolo importante nella vita quotidiana delle persone, soprattutto quando si parla di lavoro e di relazioni professionali.
Parliamo di abilità emotive, relazionali e comportamentali che contribuiscono allo sviluppo della persona nel suo insieme e che possono rivelarsi determinanti in numerose situazioni: dalla gestione dei conflitti sul luogo di lavoro, al controllo dello stress, fino alla qualità dei rapporti interpersonali, sia con i colleghi sia nella sfera privata.
In un contenuto precedente abbiamo presentato e approfondito la nuova area formativa dedicata al Personal Development, con percorsi pensati per sviluppare mindset e soft skills, migliorando performance, relazioni e sicurezza professionale. In questo articolo, invece, vogliamo entrare più nel pratico e spiegare quali sono, oggi, le soft skills davvero richieste dal mercato del lavoro e perché sono diventate così importanti, alla luce degli studi più recenti.
Le soft skills sono competenze trasversali che riguardano il modo in cui una persona pensa, comunica, si relaziona e affronta le situazioni quotidiane, soprattutto in contesti complessi come quello lavorativo. A differenza delle competenze tecniche, non sono legate ad una mansione specifica né ad un singolo ruolo professionale, ma accompagnano l’individuo lungo tutto il suo percorso, adattandosi a contesti e responsabilità differenti. Rientrano in questa categoria abilità come:
Dal punto di vista teorico, le soft skills affondano le loro radici in ambiti come la psicologia del lavoro, la psicologia sociale e le scienze comportamentali, che da decenni studiano l’impatto dei fattori umani sulla performance individuale e collettiva. Si tratta di competenze che non si esauriscono nell’esecuzione di un compito, ma influenzano il modo in cui le persone prendono decisioni, gestiscono lo stress, affrontano i conflitti e costruiscono relazioni professionali sane e durature.
Le hard skills, invece, rappresentano l’insieme delle competenze tecniche e misurabili necessarie per svolgere una determinata attività: l’utilizzo di un software, la conoscenza di una normativa, una lingua straniera o una procedura operativa specifica. Sono competenze che si apprendono attraverso percorsi formativi strutturati e che possono essere facilmente verificate tramite test, certificazioni o titoli di studio.
Soft skills e hard skills non si escludono a vicenda, ma rispondono ad esigenze diverse: le prime incidono sul come si lavora, le seconde sul cosa si sa fare. È proprio dall’equilibrio tra queste due dimensioni che nasce una professionalità completa e realmente efficace.
Negli ultimi anni, la domanda di soft skills è cresciuta in modo significativo rispetto al passato, tanto che molte organizzazioni le considerano elementi centrali della competitività aziendale e vengono persino definite power skills in un articolo de IlSole24Ore. Nello stesso emerge che competenze come comunicazione efficace, pensiero critico, problem solving e collaborazione in team sono tra le più richieste dai datori di lavoro, indipendentemente dal settore o dal livello di seniority della posizione. Secondo alcune ricerche, la capacità di comunicare resta la soft skill più richiesta in assoluto a livello globale, spesso superiore persino ad alcune competenze tecniche specifiche.
Questa forte attenzione verso le competenze trasversali è in parte spiegata dall’evoluzione dei modelli organizzativi e del mercato del lavoro. In passato, gerarchie rigide e processi di lavoro standardizzati facevano prevalere l’importanza delle hard skills: capacità tecniche specifiche, conoscenze normative o strumenti software.
Oggi, con ambienti lavorativi sempre più dinamici, complice la digitalizzazione, l’automazione e l’introduzione di nuove tecnologie come l’IA, la semplice padronanza tecnica non basta più. Le aziende cercano professionisti capaci di adattarsi rapidamente ai cambiamenti, lavorare in maniera interfunzionale, gestire l’incertezza e le relazioni umane all’interno dei team. In questo senso, soft skills come la resilienza, la capacità di apprendimento continuo e la leadership diventano condizioni necessarie per affrontare scenari complessi e in rapido mutamento.
È interessante notare che la richiesta di soft skills tende ad aumentare proporzionalmente al crescere del ruolo e delle responsabilità: per posizioni di management, HR o team leadership, competenze trasversali come intelligenza emotiva, capacità di influenzare positivamente gli altri e gestione del cambiamento sono spesso considerate più importanti delle competenze tecniche specifiche.
Investire nello sviluppo delle soft skills significa generare valore sia per il singolo lavoratore sia per l’intera organizzazione. A livello individuale, queste competenze permettono di affrontare il lavoro con maggiore consapevolezza, riducendo lo stress e migliorando la capacità di gestire imprevisti, pressioni e relazioni complesse. Saper comunicare in modo chiaro, gestire il tempo in maniera efficace o affrontare un conflitto senza irrigidirsi consente di lavorare meglio, con più lucidità e meno frustrazione, aumentando anche la percezione di autoefficacia e sicurezza professionale.
Dal punto di vista aziendale, i benefici sono altrettanto evidenti. Team composti da persone che possiedono buone competenze relazionali e comunicative tendono a collaborare in modo più fluido, a commettere meno errori legati a incomprensioni e a reagire meglio ai cambiamenti organizzativi. Le soft skills contribuiscono inoltre a creare ambienti di lavoro più sani, riducendo il rischio di conflitti latenti, burnout e turnover, con un impatto diretto sulla produttività, clima aziendale e retention dei talenti.
Proprio per questo Howay ha sviluppato percorsi che rientrano nel Personal Development, pensati per sviluppare soft skills e migliorare il proprio mindset. Corsi come Gestione intelligente degli errori aiutano a trasformare l’errore in apprendimento, mentre Comunicare con impatto in azienda fornisce strumenti per rendere i messaggi più chiari ed efficaci.
A questi si affiancano percorsi dedicati alla Gestione dei conflitti e al Time Management, fondamentali per migliorare le relazioni e ottimizzare le energie.
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